lunedì 25 luglio 2022

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 Facebook: la fregola di postare qualcosa per forza...

Postare qualcosa per forza, per far vedere che giri, viaggi, mangi, fai cose, incontri persone, che non stai a casa a farti le seghe o a pettinarti le Barbies ( che insulsa metafora da pornostar anni '70). Ed è così che si incorre nella bulimia di cose da postare: è successo a me che nella fregola di postare una foto della statua di Montanelli sita negli omonimi giardini a Milano, mi sono beccato del pubblicizzatore di violentatori di minorenni. In riferimento alla nota vicenda del Montanelli fascista che sposò una minorenne eritrea. 

Facebook, chi decide cosa è arte?

Un'altra volta ho postato un video in metropolitana che ritraeva una bella ragazza, di schiena, mentre smanettava sullo smartphone si reggeva dagli scossoni della metro reggendosi ad un palo dove di solito ci si appoggia con le mani, impugnandolo con le chiappe. Due minuti dopo ho perso alcuni followers. In questo caso le reazioni negative mi sono sembrate esagerate. In fondo fare la diretta di video potrebbe servire a mostrare cosa isolano i tuoi occhi in giro. Che colpa ne ho se i miei hanno isolato quella che secondo me era una performance artistica che non aveva nulla di volgare? Perhè non dovrebbe essere arte? L'arte è solo quando viene esibita durante una trasmissione tv da persone già note? Perchè non è arte se la mostra un semplice utente di Facebook? La risposta nasce spontanea: perchè è più facile attaccare un utente politicamente non potente che qualcuno che può querelarti. Nel frattempo, mentre vergo queste poche considerazione, secondo la famigerata legge di Murphy, attendo una querela dalla lapdancer involontaria in metropolitana...

Facebook, reel...

I reel, già detto, forse, sed repetita adiuvant,  sono video che durano dai 30 secondi al minuto. Facebook dà la possibilità di girare questi minivideo e di postarli immediatamente dopo averli girati.

Una vota ho girato un piccolo video sul naviglio di Corsico. Appena sotto la superficie dell'acqua del naviglio, un pesce enorme ceca di catturare mosche o affini. Io non essendo un esperto ittico di acque dolci, per la mia origine marittima, ho scritto che si trattava di una trota. Intitolando il Reel, Supertrota nel naviglio di Corsico ( il pesce era davvero enorme). Subito dopo si sono scatenati i commenti sarcastici, in sequenza e stucchevolmente a mò di eco, quasi tutti uguali, che suonavano più o meno così: " ma come si fa a scambiare un cavedano per una trota?". Tutti i commenti erano corredati del classico emoj a forma di faccina che sghignazza. La sequenza dei commenti tutti simili, quasi identici, tra loro, li ha fatti sembrare più comici del mio fraintendimento. A quel punto, non solo non ho cambiato il titolo al Reel ( anche perchè non so come si faccia, risata), ma mi è sembrato persino superfluo replicare agli esperti di pesci d'acqua dolce che ho visto molti di loro, negli anni, aprire ricci mascolini ( che non hanno dentro uova) perchè non li sapevano distinguere dalle femmine. Mi è bastato vedere la sequenza infinita dei vari " ma è un cavedano", " è un cavedano", "cavedano", "come si fa a  non capire che è un cavedano"...l'esercito dei pappagalli virtuali che applaudono quando qualcuno viene messo alla gogna mediatica per poi scappare davanti al primo cane senza guinzaglio che gli si para davanti...


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 Facebook, gli haters...

E' indubitabile che social come Facebook e Twitter hanno creato un aumento dell'aggressività. Il linguaggio, come diceva Bourroghs, è un virus. L'uso indiscriminato, superficiale e volgare dei social, Facebook in particolare, sta modificando il modo di rapportarsi tra le persone. Le sintesi sloganistiche, dovute al fatto che non leggiamo messaggi troppo lunghi, costringono chi posta a ridurre questioni complesse in opinioni sintetiche che, per la  superficialità con cui sono trattate, rischiano di sminuire la complessità di tali questioni e di ridurle a volgari barzellette da ragazzi del muretto. Tutti inevitabilmente, persino fior di intellettuali, uomini politici di rango, scrittori e artisti, stanno finendo per essere vittime di questo modo di comunicare insulso e indotto dal mezzo che si usa, impoverendo il linguaggio e portandolo a bassezze tartufesche. Io stesso mi sono accorto che poi si riporta quel linguaggio nelle conversazioni dal vivo, rischiando di sminuire gli argomenti trattati e di ridurli al linguaggio dei primati. Attraverso l'altisonanza dei termini usati, inoltre, si arriva, durante le veloci conversazioni, molto facilmente all'insulto, anche personale. Sempre alla ricerca del modo più efficace e offensivo per chiudere la conversazione a proprio vantaggio. E l'argomento che si trattava? Non c'è più, sparito. Ridotto all'insulto personale. E uno dei miei motivi di disaffezione a Facebook risiede proprio in questo: e cioè nel fatto che dopo si esporta questo modo di scrivere e di esprimersi nella realtà, trascinati verso il basso da folle di ignoranti che hanno imparato a insultare bene attraverso un linguaggio scarno e volgare. Un linguaggio che ci sta impoverendo tutti, me compreso. Mi metto io sul banco degli imputati. Ci sono cascato. Ma io almeno me ne sto accorgendo e lo ammetto. Immaginiamo che lo stesso linguaggio venga usato per la risoluzioni di problemi del paese da politici o intellettuali e avremo la misura del pollaio globale che stiamo diventando. D'ora in poi me ne fregherò altamente dei likes e scriverò cose dignitose in modo adeguato. E non mi importerà se neanche sarà letto, quello che scrivo. Sarà la mia opinione elettromagnetica in eredità infilata nella bottiglia dei miei pensieri lanciata nel mare, che dico, nell'oceano, internetiano. Di questo passo anzichè mostrare una versione migliore( e comunque falsa), di noi stessi, rischiamo di mostrare invece quella peggiore ( altrettanto falsa), un te stesso bullo che bullizza altri bulli perchè a sua volta si aspetta di essere bullizzato. 

venerdì 8 luglio 2022

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 Facebook: i leoni da tastiera....

Facebook spesso è usato da alcuni utenti per far saltare i nervi ad altri utenti. Siccome Facebook è una platea visibile a tutti, specie dai voyeur , che non intervengono mai ma godono degli insulti fulminanti ai quali non c'è replica. Tranquillizziamo questi cucklod della tastiera: Facebook non è la vita e se qualcuno non risponde agli insulti ( a me capita spesso) è perchè è occupato a fare quello che normalmente viene difficile fare a codesti buontemponi: vivere.  Poi ci sono quelli che godono nel far saltare i nervi . Sanno perfettamente cosa producono i loro commentini e le loro brevi considerazioni ( due parole in croce, mica che). Conoscono la psicologia degli insultati. Peccato che non si rendano conto che prima o poi saranno incontrati di persona...e una testata sul setto nasale ( fingendo che è per errore) non gliela eviterà nessuno. 

Facebook è basato sul concetto della presenza costante in rete.

E già, più stai in rete, connesso con Facebook e Messenger e più like potrai prendere. Beato chi ha la dopamina per queste cazzate. Alcuni sembrano produrla solo per queste cose. Prima avevo degli amici che leggevano libri. Ora da quando c'è Facebook i miei amici lettori leggono le recensioni dei libri tratte da recensioni di libri mai letti, o tratte dalla quarta di copertina dei libri medesimi. Poi parlano di questo o di quel libro, sciorinano cul-tura a piene mascelle. Ma non leggono più niente. Certo, direte, tu usi Facebook per parlarne male. Certo che lo faccio, tutti i libri di Che Guevara sono pubblicati dalla Mondadori. La questione è che prima o poi qualcuno si accorgerà che la Mondadori li pubblica per dirci: visto cosa succede ai rivoluzionari? Prima o poi muoiono. Certo. Anche gli editor della Mondadori muoiono. Specie quelli che non hanno mai voluto pubblicare un mio libro. Mah...che cavolo! Mi sono trasformato in un leone da tastiera...Facebook è letale. Usiamolo con parsimonia, dà assuefazione. 

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